Tartufo di Pizzo, 74 anni di dolce leggenda
18 maggio 2026

Tartufo di Pizzo, 74 anni di dolce leggenda

Dal matrimonio improvvisato del 1952 ai tavolini di Pizzo Calabro, il tartufo celebra 74 anni tra storia, tradizione e irresistibili tentazioni al cacao. 

  • Attualità

Settantaquattro anni e non sentirli. Anzi, sentirli eccome: soprattutto sulle dita, quando il cacao si attacca ovunque e la camicia bianca appena stirata diventa il sacrificio umano richiesto dal rito. Il Tartufo di Pizzo compie 74 anni e continua a fare ciò che gli riesce meglio: mettere d’accordo turisti, golosi, nostalgici e dietologi in crisi esistenziale.

Dove e quando nasce il tartufo di Pizzo

La sua storia nasce nel 1952 a Pizzo, uno di quei borghi dove il mare sembra uscito da una cartolina e il gelato è trattato con la stessa serietà delle questioni di Stato. La leggenda – perché ogni grande invenzione italiana ha bisogno di una leggenda – racconta che il maestro gelataio Giuseppe De Maria, per tutti “Don Pippo”, si trovò senza stampi durante un matrimonio. Un piccolo disastro logistico che in Italia, si sa, può trasformarsi in un capolavoro. Così prese gelato alla nocciola e al cioccolato, lo modellò a mano, nascose al centro un cuore di cioccolato fuso e lo ricoprì di cacao amaro. Fine dell’emergenza, inizio della gloria.

Il trartufo della Gelateria Belvedere, a Pizzo Calabro (VV)

Il tartufo è più di un dolce

Da allora il Tartufo di Pizzo è diventato molto più di un dolce: è una dichiarazione d’identità calabrese. Nelle piazze del centro storico non si ordina “un gelato”; si ordina “il tartufo”, con quell’articolo determinativo che pesa come un titolo nobiliare. E il cuore pulsante di questa tradizione resta Piazza della Repubblica, il salotto del paese dove tavolini, granite e tartufi convivono da generazioni guardando il Tirreno.

Dove mangiarlo a Pizzo

Qui sorgono i templi storici del dessert più famoso di Calabria. C’è Bar Gelateria Ercole, considerato da molti la culla ufficiale del tartufo, dove il via vai di turisti e habitué non conosce stagione. Poco distante resiste il fascino elegante di Bar Dante, altro nome storico che custodisce ricette e rituali tramandati quasi come formule segrete. E poi Gelateria Belvedere, con i tavolini affacciati sulla piazza e quella capacità tutta meridionale di trasformare un dessert in un evento sociale.

Il tartufo del Bar Gelateria Ercole, a Pizzo Calabro (VV)

Nel frattempo, il tartufo ha attraversato decenni di storia italiana senza perdere fascino. Ha visto passare la televisione in bianco e nero, il boom economico, le estati in Fiat 127, le comitive in motorino, le foto su Instagram e persino i food blogger che lo tagliano lentamente per mostrare il cuore fondente in “slow motion”, come fosse una scena romantica di un film di Giuseppe Tornatore.

Semplicità e artigianalità

Eppure il segreto del suo successo resta disarmante: semplicità e artigianalità. Nessun effetto speciale, nessuna mousse destrutturata, nessuna foglia d’oro appoggiata sopra per giustificare prezzi da mutuo trentennale. Solo gelato, cacao e quella perfezione un po’ irregolare fatta a mano che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

A 74 anni il Tartufo di Pizzo continua dunque a resistere alle mode, alle imitazioni e persino alle calorie contate con senso di colpa. Anche perché tra mille varianti, il gusto di quello originale prevale su tutti.

Nella foto di apertura: il tartufo del Bar Dante

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