Made In Italy in the social media age è il titolo di una ricerca internazionale commissionata da Pulse Advertising - network internazionale di social media consultancy ed influencer marketing, attivo con 125 professionisti in undici Paesi - all’istituto di ricerca Eumetra su oltre 2500 consumatori in USA, UK, Germania, Francia e Cina dimostra che il food Made in Italy ha conquistato lo stesso pricing power dei brand luxury – e in alcuni mercati li ha superati.
Il cibo italiano che piace agli atleti dei Giochi
Il dato più clamoroso arriva dalla Cina: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per i prodotti italiani (food e non), contro il 65-74% dei mercati occidentali. La lasagna o la pasta al ragù che popolano i social media in questi giorni in occasione dei Giochi Olimpici Invernnali di Milano Cortina 2026 è un marketing “involontario” del valore di miliardi.

Il content creator come garante
Il ruolo dei creator è determinante. In Cina, il 58% dei consumatori considera gli influencer più efficaci nel parlare e proporre il Made in Italy, più che i canali ufficiali dei brand (54%). La fiducia nei creator è materialmente più alta: l'83% dei consumatori cinesi dichiara di fidarsi dei consigli degli influencer (vs. 56-57% in Occidente), e il 94% afferma che i contenuti proposti dai creator influenzano le decisioni d'acquisto.
Da Milano al mondo, il cibo italiano diventa virale
L’immagine che gli stranieri in visita in Italia diffondono sui propri profili sono l'emblema di come funziona oggi la percezione del cibo italiano. I social media determinano pesantemente il modo con cui i consumatori guardano al Made in Italy in tutti i mercati analizzati dala ricerca il 91% dei consumatori in Cina, il 64% negli USA, il 58% in Germania, il 58% nel Regno Unito, il 57% in Francia, affermano che i social fanno scoprire nuovi marchi, ispirano, spinghino attivamente all’acquisto di prodotto del made in Italy. E il food è il secondo settore (31%) più presente sui feed dopo il fashion(48%).
Quanti sono disposti a spendere per cibo "premium"
La ricerca rivela che il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare premium per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania. Un dato che colloca il food immediatamente dopo il fashion (51% global) e alla pari – o sopra – di settori tradizionalmente luxury come gioielli (21-40%) a seconda del mercato) e automotive.