Dopo i prii giorni di "vernice", il 9 maggio Venezia torna a essere il centro del mondo artistico con l’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. sotto la direzione di Koyo Kouoh. Il titolo, “In Minor Keys”, promette riflessioni profonde, ma la pancia, dopo quattro ore tra il Padiglione Centrale e l’Arsenale, promette solo una rivolta civile. Tra un padiglione e l'altro, sorge inevitabile il dilemma del ristoro. Ecco dove puntare i radar tra nomi stellati e le nuove "mecche" del cicchetto.
1. Il "Lusso" e lo Zenit
Iniziamo dai pesi massimi, per chi vuole che il piatto sia curato almeno quanto l'allestimento di un curatore svizzero.
AB – Il Lusso della Semplicità (Cannaregio)
Alessandro Borghese ha portato il suo rock’n’roll culinario all’interno dello storico Palazzo Ca' Vendramin Calergi. Perché andarci: per vedere se il voto dello Chef ribalta effettivamente il vostro giudizio sulla serata. L'ambiente è sontuoso, la cucina è un mix tra Roma e Laguna, e l'ego gastronomico è servito al punto giusto. Perfetto per chi vuole sentirsi un po' "fuori dagli schemi" ma con l'aria condizionata.

La cacio e pepe di Alessandro Borghese presente anche nel menù del ristorante a Venezia.
Local (Castello)
Se Borghese è lo show, Local è la ricerca pura. Una stella Michelin (e una visione audace dello chef Salvatore Sodano) che gioca con ingredienti lagunari dimenticati.
Il piatto da non perdere I loro *bigoli in salsa* o le sperimentazioni con le erbe spontanee di barena, oltre che alla salumeria di pesce. È a due passi dai Giardini, ma sembra di essere in un laboratorio di estetica del gusto. Qui il minimalismo non è solo nel design, è nel rispetto millimetrico della materia prima. Volendo si può optare per la versione più “familiare” dell’Osteria del Local.

Le moeche sono trai prodotti locali offerti dal Local di Venezia.
ORO Hotel Cipriani, A Belmond Hotel, Venice (Giudecca)
Al ristorante ORO dell'Hotel Cipriani di Venezia, la chef Vania Ghedini racconta un anno di sfide, ricerca e piatti simbolo. Dal celebre Tiramisù ORO al Carpaccio, un viaggio tra tradizione, creatività e visione contemporanea - con il supporto di Massimo Bottura

Ricciola alla mugnaia, piselli e chips di polenta bianco perla. (©Marco Valmarana)
2. L’Evoluzione del Bacaro: nuove onde e grandi classici
Dimenticate lo spritz slavato. La nuova generazione di osti veneziani sta alzando l'asticella.
Vino Vero (Fondamenta della Misericordia)
Non è "nuovissimo" in senso assoluto, ma è il quartier generale della *jeunesse dorée* della Biennale. Solo vini naturali e cicchetti che sembrano gioielli. Se non avete un bicchiere di bianco rifermentato in mano qui, non siete ufficialmente a Venezia nel 2026.
Adriatico Mar (Dorsoduro)
Un minuscolo rifugio vicino a San Pantalon che punta tutto su prodotti di nicchia e un'atmosfera da "club segreto per intellettuali stanchi". È il posto dove rifugiarsi quando la folla a Rialto diventa un’installazione di cattivo gusto.
Bakarò (Campo Santa Margherita)
Per chi cerca un approccio più dinamico e giovane. Qui il "bacaro tour" si evolve con proposte che strizzano l'occhio alla modernità, senza però tradire la sacralità della polpetta.