Il tempo ha un passo lento tra le colline delle Langhe, lo stesso ritmo calmo e rivoluzionario che Carlo Petrini, per tutti "Carlin", ha regalato al mondo. Fondatore di Slow Food, sociologo, gastronomo e intellettuale militante, Petrini si è spento nella sua Bra il 21 maggio 2026, all'età di 76 anni. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel panorama culturale internazionale, ma sigilla il lascito di un uomo che ha trasformato l'atto di mangiare in un gesto politico, poetico e profondamente umano.
Una terra, una radice
Nato a Bra il 22 giugno 1949, Carlin cresce immerso nei profumi e nelle tradizioni del Piemonte rurale. Dopo gli studi in sociologia a Trento, il suo impegno sboccia dapprima nella politica locale e nell’associazionismo culturale, muovendosi tra le frequenze delle prime radio libere e l'Arci. È la fine degli anni Settanta quando la sua penna comincia a raccontare l'enogastronomia non come sterile esercizio d'élite, ma come specchio sociale. Da giornalista e pensatore, Petrini intuisce che la terra è il vero motore della storia e che i contadini sono i custodi dimenticati di un patrimonio immenso. La sua è stata una vita spesa a connettere il locale al globale, parlando una lingua universale che avrebbe presto valicato i confini della provincia piemontese.

Dialoghi globali: dai campi ai palazzi del potere
La forza della sua visione ha portato un uomo di provincia a dialogare, da pari a pari, con i grandi della Terra, senza mai smarrire l'ironia e la schiettezza delle sue origini. Memorabile il suo legame con Re Carlo III d'Inghilterra, allora Principe di Galles, pioniere dell'agricoltura biologica, che Petrini ospitò tra i banchetti di Terra Madre e con cui condivise la battaglia per la salvaguardia dei piccoli produttori. Ma il raggio della sua diplomazia culturale è stato immenso: dalle Nazioni Unite, che lo nominarono "Campione della Terra", fino a Papa Francesco. Con il Pontefice nacque una profonda sintonia intellettuale e spirituale sulla custodia del Creato, culminata in storici incontri e nella stesura di riflessioni comuni sull'ecologia integrale dell'enciclica Laudato si’.


L’utopia possibile di Slow Food
La svolta epocale che diede il via a questo cammino internazionale avviene nel 1986, quando l'apertura di un fast food a Piazza di Spagna, a Roma, innesca la scintilla della resistenza. Petrini risponde alle frenesie dell'omologazione alimentare fondando il movimento Arcigola, che nel 1989, a Parigi, si trasformerà ufficialmente nel manifesto di Slow Food. Contro il mito della velocità e del consumo cieco, Carlin oppone una triade filosofica divenuta leggendaria: il cibo deve essere «buono, pulito e giusto». Buono per il palato, pulito per l’ambiente, giusto nella retribuzione di chi lo produce. Da quell'utopia sono nati pilastri concreti: il Salone del Gusto, l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e la rete globale di Terra Madre, capace di unire le comunità del cibo in oltre 150 Paesi.
Fino all'ultimo istante, Petrini ha difeso la biodiversità come l'unica vera ricchezza del pianeta. Oggi che la sua terra lo riaccoglie nel silenzio, resta il cammino tracciato: la consapevolezza che preservare un sapore significa proteggere un diritto e che il futuro, per rimanere umano, deve saper aspettare.

Photo Courtesy ©Slow Food